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Il Sentiero dei Briganti
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Cosenza: città dei Bruzi
La via delle Arti e dei Mestieri
Una giornata in bianco in Sila
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Scilla ...
... figlia del dio Trieno.
La mitologia racconta che Scilla era una stupenda fanciulla, figlia del dio marino Trieno e della dea Crateide (o di Forco e di Ècate). Doveva essere di straordinaria bellezza, perché di lei si innamorarono, contemporaneamente, Nettuno, dio di tutti i mari, e suo figlio Glauco.
Scilla non disse di no, pare, a nessuno dei due. Così fu punita, insieme, da Anfitrite, gelosa di Nettuno, e da Circe, offesa per l'abbandono di Glauco.
La giovane e inesperta Scilla, dunque, dovette soccombere al doppio maleficio: fu trasformata - dopo aver bagnato i piedi in una pozza avvelenata - in un mostro raccapricciante: sette teste (una umana e sei canine) e busto di donna, e, dalla vita in giù, forma di pesce. Certamente non doveva essere bella da vedere.
Gli dei, quando volevano vendicarsi, erano pronti a ogni sforzo di fantasia. Così trasformata, Scilla andò ad abitare, forse per nascondersi, in una grotta calabra, di fronte allo scoglio siciliano di Cariddi. Furono le teste di cane del mostro che si slanciarono contro la nave di Ulisse e divorarono sei compagni dell'eroe.
Il promontorio nel quale doveva aprirsi la mitica grotta del mostro fu occupato da Anassilao, tiranno di Reggio, e fortificato. Così nacque il primo nucleo della città, ricordata anche da Plinio, che fu poi occupata dai Saraceni nel IX secolo e dai Normanni nell’XI secolo.


 

 
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