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| … storia da scoprire |
| San Giovanni in Fiore |
Una corona sormonta uno scudo. All’interno dello scudo, un pino con tre stelle poste in banda ed in alto a destra una mitra, a sinistra una stella cometa. Attorno allo scudo, un ramoscello d’olivo a destra ed uno di quercia a sinistra intrecciati al centro in basso, con boccioli di rosa. Azzardando una lettura si potrebbe dire che: la corona simboleggia il potere regio che domina sul territorio silano, rappresentato dal pino, e che su una parte di esso, illuminato dalla stella cometa, il potere, rappresentato dalla mitra, è ecclesiastico. Le tre stelle, che attraverso il pino in bande, potrebbero rappresentare le concessioni di porzioni della Sila regia ed altrettanti abati. San Giovanni in Fiore lega il suo nome e la sua nascita alla figura di Gioacchino da Fiore: “Io calavrese Abate Gioavacchino di spirito profetico dotato” (Dante- Paradiso C. XII vv. 139-141), e alla fondazione dell’Abbazia Florense. Probabilmente il primo nucleo del paese fu costruito, dal 1189 in poi, dalle famigli dei contadini, coloni e vassalli dell’Archicenobio Florense, che costruivano le loro modeste abitazioni attorno alla struttura abbaziale com’era uso in epoca medioevale. La crescita del paese, per alcuni secoli, fu molto lenta, e solo tra il 1530 e il 1536 si ebbe un primo, evidente sviluppo dell’abitato poiché l’Abate commendatario Salvatore Rota, proprio in questi anni, avviò alla municipalità il precedente agglomerato urbano. La nascita ufficiale del casale di San Giovanni in Fiore è dunque da datarsi, ad opera di questo Abate Napoletano, al 1536. Dichiarata ufficialmente <<Universitas>> e godendo del diritto d’asilo (ius asyli), concesso da Federico II Re di Sicilia, al monastero, nel 1221, che garantiva, a chiunque vi fosse rifugiato, di non essere perseguitato dalla legge, qualunque fosse il suo reato, San Giovanni in Fiore vide crescere sensibilmente la sua popolazione. Vi accorsero numerosi profughi da Cerenzia, Caccuri, Cosenza e Casali per sfuggire, così, alle severe leggi fiscali del regime spagnolo; più tardi vi giunsero altri profughi provenienti dal crotonese e dal catanzarese e così sempre di più, col passare degli anni l’originario centro abitato si accrebbe e si estese sul territorio circostante. Le sorti del paese, per gli anni seguenti, furono sempre più legate a quelle dell’Abbazia, in un regime feudale che si potrasse fino all’ 800 quando, dopo alterne vicende storiche, politiche ed economiche, la sua storia si concentrò intorno all’usurpazioni baronali della terra e intorno alle lotte contadine per espropriarla ai prepotenti di turno. All’interno di questo contesto, e precisamente nel 1844, si è verificato a San Giovanni in Fiore un’evento storico nazionale: la cattura dei F.lli Bandiera, un fatto che resterà emblematico nella storia civile e politica del paese. Attilio ed Emilio Bandiera scesi in Calabria per fare insorgere le popolazioni del sud contro il governo borbonico, insieme ad altri 19 compagni, si scontrarono con i gendarmi borbonici e vennero catturati insieme ad alcuni loro compagni, mentre alcuni di loro morirono ed altri riuscirono a fuggire. Dopo la cattura,i F.lli Bandiera ed altri della spedizione, vennero condotti a San Giovanni in Fiore e rinchiusi, per la notte, nel Palazzo Lopez; quella sera stessa il Capo Urbano di San Giovanni in Fiore, Don Domenico Pizzi, redisse il verbale dell’avvenuta cattura. Il giorno dopo, 20 giugno 1844, Attilio ed Emilio Bandiera, insieme ai compagni, vennero condotti a Cosenza dove, dopo sommario processo, vennero condannati a morte. La sentenza fu eseguita il 25 luglio 1844 nel Vallone di Rovito, vicino Cosenza. Aveva così termine l’estremo tentativo di quegli uomini che avevano gridato << Vinceremo o moriremo con voi calabresi!>>. A testimonianza di queste vicende è, oggi, un semplice monumento, “Il Cippo della Stragola” memoria perenne del martirio di quegli uomini coraggiosi.
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